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IL PERCORSO DI RICERCA (Maria Pacella, Archivio di Stato di Bergamo)
Il percorso archivistico che sarà proposto sui documenti dell’Archivio di Stato di Bergamo, per ricostruire la storia di un giardino nel centro della città, intende fornire all’eventuale utente una metodologia di ricerca presentando documenti e materiali iconografici provenienti dalle serie archivistiche conservate presso il nostro Istituto. La ricerca interesserà una casa con giardino nel borgo Pignolo, in un’area cioè in cui c’erano diverse proprietà di nobili e possidenti i quali avevano probabilmente, per la loro condizione sociale, dei bei giardini a corredo delle loro case. Infatti dalla mappa napoleonica della città di Bergamo, conservata presso l’Archivio di Stato di Milano, si evidenziano numerosi giardini imponenti nel centro città.
Consultando però il Sommarione 1811 di tale mappa napoleonica si scopre che gran parte di quei giardini sono classificati come “orti”: si trattava sicuramente di terreni coltivati, ma il perito e il disegnatore hanno voluto rappresentare questi coltivi come dei giardini, non sappiamo il perché: forse una differente valutazione delle due qualità a fini fiscali? O una percezione di sostanziale equivalenza tra le due qualificazioni? Questo problema potrebbe essere affrontato approfondendo la ricerca presso l’Archivio di Stato di Milano sui documenti preparatori del catasto napoleonico: presso l’Archivio di Stato di Bergamo è conservato ben poco materiale relativo a tale catasto.
Il primo passo consiste nell’individuazione sulla mappa catastale conservata presso l’Archivio di Stato di Bergamo dell’appezzamento che ci interessa. La mappa Lombardo-veneta di Bergamo città, datata 1853, anno di attivazione di tale catasto, è suddivisa in vari fogli e il nostro giardino si trova nel foglio 6 verso la via Pignolo alta, al numero civico 1369 e corrisponde ai numeri di mappa 1490 e 1491. E’ necessario sottolineare che il numero identificativo della particella catastale, come viene chiamata anche oggi, è cambiato dal catasto napoleonico al catasto austriaco.
Quindi senza le mappe non è possibile risalire al numero e iniziare la ricerca. Nella fase di transizione e di preparazione del Catasto Lombardo-veneto, attivato nel 1853, sono state redatte nel il 1838 le “Tavole per la descrizione e stima dei fabbricati”, ordinate per zone della città, per borghi e contrade.
Solo per quanto riguarda i fabbricati (per i terreni occorre consultare le tavole di classamento del 1839, conservate presso l’Archivio di Stato di Milano) per la città di Bergamo, c’è la possibilità, grazie a questo registro, di confrontare i numeri di particella presenti sulle mappe napoleoniche e su quelle del periodo austriaco: è un caso quasi fortuito, in quanto i vecchi numeri di mappa sono segnati a matita sul margine in corrispondenza dei dati relativi agli edifici contrassegnati col nuovo numero di mappa. Grazie a questo raffronto è possibile individuare la nostra casa e il giardino anche sul sommarione napoleonico, nella copia conservata presso l’Archivio di Stato di Bergamo, e rilevare che in tale registrazione l’edificio (al n° 220) è qualificato come casa, e corte di propria abitazione e l’adiacente terreno (n° 221) come orto, di superficie.1.13 pertiche, entrambi di proprietà di Zanchi Antonio.
L’equivalenza tra i numeri delle mappe napoleonica e lombardo-veneta può anche essere ricavata dalla tavola dei numeri variati, conservata presso l’AS Milano con gli altri atti preparatori, che ci informa anche di come i numeri “napoleonici” da 219 a 222, corrispondenti a quelli “austriaci” da 1450, 1451, 1490e 1491, sono “variati tra loro per rettifiche di confini, e nuove costruzioni di fabbricato sul n° 224”.
Sulla base dei numeri ricavati dalla mappa del Catasto Lombardo-veneto la ricerca procede consultando il cosiddetto Catastino (intitolato semplicemente Catasto sulla coperta), datato 1853, che è praticamente un prontuario dei numeri di mappa con indicata per ognuno la qualità, la superficie, la rendita e l’iniziale del nome del possessore. Ai numeri 1490 e 1491 corrisponde come qualità una casa civile e un giardino di 82 centesimi di pertiche metriche. L’iniziale del possessore è la “S” e ha il numero 27.
Ora per conoscere il proprietario della casa e del giardino occorre sfogliare la Rubrica alfabetica dei possessori e alla lettera “S” al n. 27 è segnato il nome del proprietario che corrisponde a “Serassi fratelli Carlo, Giuseppe e Giacomo del fu Giuseppe”, che da altre fonti sappiamo essere possidenti e costruttori di organi, e la partita catastale di riferimento è il n. 3834.
A questo punto, individuata la casa con il giardino, siamo a conoscenza del proprietario all’impianto del catasto lombardo-veneto; consultando il libro delle partite al n.3834 avremo tutto l’elenco dei beni di proprietà dei fratelli Serassi. Il Libro delle partite è suddiviso in due facciate: sulla facciata di sinistra è segnato il carico, cioè i beni di proprietà dell’intestatario della partita. Sulla facciata destra, invece, c’è lo sgravio, cioè lo scarico di tutta o in parte dei beni in seguito a passaggi di proprietà quali vendite, successioni, frazionamenti di un determinato bene, oltre al numero della partita a cui il bene è trasferito.
La partita intestata ai fratelli Serassi comprende come si è detto anche altre proprietà: sulla facciata destra del libro delle partite si può leggere che nel 1853 per petizione (nome con cui veniva chiamata la voltura catastale) n. 210 la “dicontro partita “ (cioè tutto quanto era intestato alla partita precedente) passa al Nobile sig. Pietrobelli al n. di partita 3388. Ciò vuol dire che la proprietà è stata venduta dai fratelli Serassi al Nobile sig. Petrobelli. La proprietà comprendeva non solo il giardino ma anche altri beni, tra i quali due case civili, una ortaglia, un prato e un coltivo da vanga. Consultando i registri catastali si può notare che il nobile sig. Pietrobelli era proprietario anche di altre case attigue a quelle dei Serassi e possedeva inoltre un altro giardino, molto più grande di quello acquisito dai Serassi.
Leggendo la voltura catastale n. 210, che è l’atto che certificava ai fini catastali il passaggio tra un proprietario ed un altro (anche oggi si chiama così), avremo un’altra importante informazione e cioè il nome del notaio che ha redatto l’atto di compravendita. Gli atti dei notai vengono versati all’Archivio di Stato solo dopo 100 anni dalla cessazione dell’attività del notaio, periodo di tempo durante il quale restano in deposito presso l’Archivio Notarile Distrettuale. Alla morte del notaio (o quando il notaio non esercita più) i suoi atti vengono depositati all’Archivio Notarile e solo dopo 100 anni vengono versati all’Archivio di Stato competente per territorio. Anche nel caso che nella voltura non siano riportati gli estremi dell’atto notarile relativo, l’informazione sul nome del proprietario può essere preziosa per l’individuazione di atti notarili relativi alle particelle che ci interessano. Nel fondo Notarile dell’Archivio di Stato di Bergamo, infatti, sono conservati anche gli “Indici delle parti”, rubriche alfabetiche nelle quali sono segnati i nomi e i cognomi dei contraenti dei vari atti notarili. In questo modo se si è a conoscenza del nome del proprietario dell’appezzamento che ci interessa, consultando questi Indici si potrà risalire al nome del Notaio che ha redatto atti relativi a tali beni, ad es. atti di compravendita, o disposizioni testamentarie, locazioni, o altro. Gli indici delle parti sono datati dal 1639 al 1866. Il notaio che ha redatto l’atto di vendita della casa e del giardino che ci interessano, come risulta dalla domanda di voltura, è il notaio Locatelli Angelo Custode. Nella filza notarile corrispondente è presente il rogito, firmato e controfirmato dai convenuti e autenticato dal notaio.
Da tale documento si ricavano ulteriori informazioni sui beni che ci interessano: la proprietà viene venduta per intero, anche il giardino, con tutte le piante di ogni natura, “…..sì di frutto come di ornamento e li vivai di gelso, e gli ortalizi de viti con pergolati ed altri legnami serventi a sostegno…”.
Si può proseguire ulteriormente la ricerca, ora che il giardino appartiene ai Pietrobelli, seguendo le vicende di questa nuova partita catastale: consultando ancora il registro risulta che alla morte del conte Ludovico Pietrobelli, l’intera partita catastale passa ai figli.
Occorre precisare che il Catasto Austriaco non cessa con l’unità d’Italia ma resta in vigore per i fabbricati fino a quando nel 1875 verrà impiantato il nuovo catasto urbano (che per la cartografia continuò ad appoggiarsi a quella del preesistente catasto terreni), e fino al 1903 quando sarà impiantato il nuovo catasto terreni, per il quale verranno rifatte le relative mappe. Nel 1869 la contessina Carolina Pietrobelli, ancora minorenne, sottoposta a tutela , vende una parte del giardino segnato in mappa con il n.1490/b al Conte. Ottavio Lochis, con atto di voltura n. 82.
In questo caso la voltura rappresenta, oltre ad un passaggio di proprietà, anche una variazione nella natura del bene, ed in particolare, in questa occasione, in un frazionamento. Il frazionamento riguarda qui il giardino, che sarà diviso in due parti identificate, ai fini catastali, con il numero 1490/a e 1490/b. La parte contrassegnata con il 1490 a resta alla contessina Carolina Pietrobelli, la parte contrassegnata dal n. 1490 b viene venduta insieme alla casa al Conte Ottavio Lochis
Andiamo avanti con le partite catastali e avanti con gli anni, ci accorgeremo che il Catasto Austriaco non cessa con l’unità d’Italia ma resta in vigore almeno fino a quando nel 1875 verrà impiantato il nuovo catasto urbano, quello relativo ai soli fabbricati e molto più in là nel tempo nel 1903 sarà impiantato il catasto Terreni e rifatte le relative mappe.
Nella voltura catastale troveremo questa volta non solo il nome del Notaio che ha redatto l’atto di compravendita ma anche il disegno della proprietà con il relativo frazionamento. Il notaio in questo caso è il dott. Detasalvo Lupi e l’atto è datato 18 agosto 1869. L’atto notarile,
costituito da molte pagine, menziona il giardino, di are 4 e centiare 79.
Anche in questo caso la lettura dell’atto notarile ci fornisce preziose informazioni aggiuntive sui beni oggetto dell’indagine: si può leggere infatti che “siccome sotto il terreno del giardino vi deve essere un sistema generale di canalizzazione per lo smaltimento delle acque … il Nobile compratore nel caso volesse fare dei movimenti di terreno nella parte del giardino a lui ceduta, si obbliga a non danneggiare quei condotti che servono a smaltire le acque e giardino Pietrobelli..."
La nostra ricerca per ora si ferma qui, breve excursus tra i fondi archivistici presenti nell’Archivio di Stato di Bergamo per la ricostruzione storica di una parte del nostro territorio.
[1] Secondo il modello degli atti del catasto Teresiano, tavola del nuovo estimo e libro dei trasporti d’estimo.
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