Soprintendente generale dei bagni dei forzati di Toscana
Filze e registri 53, 1815 - 1840
Il bagno fu istituito per servizio delle galere medicee. Era composto dal bagno di San Giovanni, dal bagno della Capitana e dal bagno delle Galere vecchie. Il fabbricato, posto vicino al porto, era suddiviso in quattro locali; vi era annesso un ospedale, diviso nel 1697 in due settori, mussulmano e cristiano. Nel bagno vigeva una certa libertà: i forzati potevano esercitare un mestiere o fabbricare e vendere oggetti. La maggior parte di essi eseguiva lavori pesanti, come il facchinaggio.
I forzati cristiani morti erano sepolti a cura della Compagnia di Santa Barbara, quelli mussulmani erano tumulati fuori delle mura cittadine.
Annessa al bagno c'era una fabbrica di biscotto per uso delle galere, nella quale si cuoceva anche il pane per i cittadini.
Il 13 febbraio 1750 il bagno fu abolito: parte dei forzati furono esiliati e parte vennero inviati al bagno di Pisa per essere impiegati nella costruzione di vascelli, che avevano ormai sostituito le galere. I locali del bagno livornese furono adibiti a quartiere militare.
Le carte dell'archivio non sono relative all'antico bagno delle Galere, del quale si possono trovare notizie in fondi più antichi, ma appartengono invece al secondo bagno, che accolse i deportati ed i forzati, come i bagni di Pisa, Portoferraio, Orbetello e Piombino.
Il fondo conserva per la quasi totalità documentazione del bagno generale di Pisa, poiché, all'epoca della sua abolizione, passò al bagno di Livorno e successivamente fu depositata presso l'archivio comunale, dove venne inventariata come fondo appartenente al comune.
Si registrano varie lacune; le minute posteriori al 1830 si trovano nella serie degli affari.
Serie
- Ordini e regolamenti, 1815-1821, 2 buste e registri
- Carteggio ed affari, 1818-1841, 33 filze
- Minute di lettere, 1818-1830, 10 filze
- Rapporti, 1835-1840, 3 filze
- Amministrazione, 1828-1840, 5 filze