| Ultime fra le attenenti alle corporazioni religiose della
città, poniamo le carte della Commenda detta della Magione del Tempio,
inquantoché la sua origine fu da una corporazione e delle più
famose, cioè dai Templari. A tenere che costoro fossero in Lucca
prima del 1143, porge argomento molto probabile la bolla, senza data di
anno, di Innocenzo II papa, nella quale approvava e lodava Paganello da
Porcari per aver fatta donazione ai Cavalieri del Tempio d'una terra nel
luogo detto Ruca. In altre pergamene del 1185, 1194 ec. si ha memoria anche
di uno spedale annesso alla Magione del Tempio di Lucca. Altri documenti
poco distanti di tempo ci fanno sapere che la chiesa di detta Magione era
dedicata a S. Pietro. Nel catalogo ecclesiastico lucchese del 1260 è
registrata la Magione del Tempio nella Porta di S. Donato, coll'estimo
di L. 1000, somma non piccola per que' tempi.
Nemmeno a Mons. Telesforo Bini, che fece studi speciali sui Templari in Lucca e in Toscana (1), riuscì di scoprire come e quando i beni della Magione lucchese passassero nella religione gerosolimitana, e quindi ne venisse costituita una Commenda sotto l'invocazione de' ss. Pietro e Giovanni, il cui titolare fece residenza nella fabbrica antica della Magione, e tenne officiata l'annessa chiesa o cappella; ora ridotte ambedue ad uso profano e venute in mano di particolari, restando però sempre vivo il nome di Magione alla piazza, dove l'una e l'altra prospettano. Che vi fosse qualche indugio ad eseguire in Lucca la bolla papale del 1312, portante la universale soppressione de' Templari, lo farebbe sospettare il catalogo de' luoghi pii di Lucca del 1342 (2), dove tuttavia comparisce la Magione coll'estimo delle L.1000, come nell'elenco del 1260; mentre però è scomparsa nel terzo elenco, supposto del 1387, qui addietro da noi stampato. I documenti che rimangono della Commenda sarebbero insufficienti a dare notizia anche de' nomi di coloro che per i tempi ne furono investiti, inquantoché i più antichi sieno del secolo XVI. Quando e per causa di quali persone venisse manomesso l'antico archivio dei Templari lucchesi e dei susseguenti Commendatori, è incerto. Ma pare verosimile che ciò, o tutto o in parte, accadesse a mezzo del secolo passato; poiché si trova che nel 1754 la Curia Arcivescovile di Lucca intimava la scomunica contro qualunque persona che avesse rapite o tenesse occulte scritture ed altri mobili della Commenda; e ciò a richiesta del moderno Commendatore Baldassare Tores napoletano (3). La Repubblica di Lucca, sempre gelosa della sua indipendenza, non vide mai di buon occhio nel suo territorio i Cavalieri di Malta, che vantavano privilegi ed immunità non consentite, e dipendevano da autorità forestiera e lontana: onde furono causa talvolta di controversie, come quelle di cui si videro le scritture in altro luogo di questo inventario (4). Considerato gli umori dei tempi, è probabile pertanto che non fossero molto accetti anche i Commendatori della Magione, quasi sempre forestieri, che venivano, senza alcuna pubblica utilità, a consumare oziosamente le rendite di un istituto paesano. Tuttavia, finché durò la vecchia Repubblica, la serie dei medesimi non fu interrotta; e pare che quel governo si contentasse di apporre il suo exequatur alle patenti del Gran Maestro di Malta, che eleggeva il successore di mano in mano che il benefizio rimaneva vacante. La burrasca cadde però addosso a Gio. Antonio Laparelli da Cesena, ch'era in carica alla caduta del reggimento aristocratico. Il 20 Marzo 1799, e così passato poco più d'un mese dalla istallazione del governo nuovo, il Consiglio de' Giuniori emetteva il seguente decreto: "Considerando che non è compatibile con la democrazia la esistenza d'alcun ordine nel seno della Repubblica. E considerando gli urgenti bisogni, nei quali ritrovasi la Nazione; il Consiglio de' Giuniori, dichiarata l'urgenza, delibera, Che la Commenda di Malta sotto il titolo di S. Giovanni detta della Magione, al presente occupata dal sedicente Commendatore Laparelli, previe le opportune licenze da ottenersi dal Direttorio Esecutivo, s'intende e sia soppressa ed abolita, ed i beni e stabili, e tutt'altro appartenenti alla medesima, s'intendano dichiarati beni della Nazione (5). Lo stesso giorno la deliberazione fu approvata dal Consiglio dei Seniori, ed il 22 dello stesso mese il Direttorio Esecutivo ne ordinò l'esecuzione. Ma avendo quest'ultimo, nel giorno 21 del susseguente Maggio, emesso un bando per la vendita de' beni della Commenda, il Consiglio dei Seniori si oppose, e dichiarò che tal fatto sarebbe stato illegale, oltrepassando l'intenzione dei legislatori (6). Di lì a poco questo primo Governo rivoluzionario essendo cessato, ed i suoi atti annullati dalla Reggenza che gli successe, rimase sospeso anche il decreto relativo alla Commenda. Tornati i francesi, nel Settembre dell'anno susseguente 1800 parve che di quel patrimonio, come di altri beni di luoghi pii, si volesse impadronire il cittadino Roux Commissario di Guerra, il quale non ebbe tempo di mettere in effetto questo disegno, per avere di lì a pochi giorni dovuto i francesi stessi nuovamente abbandonare Lucca (7). In conclusione però, rifattosi un Governo Provvisorio di parte democratica, questo dette termine alla sospensione, annettendo i beni della Commenda allo Spedale di S. Luca o della Misericordia; e benché non ci sia riuscito di trovare il preciso decreto ordinante siffatta unione, crediamo che avvenisse a poca distanza di tempo dall'altra delle due Compagnie della Croce e della Trinità, i beni delle quali si dichiararono devoluti allo Spedale il 22 Marzo 1801; se pure, benché non espressa, non si intendesse compresa anche la Commenda nel decreto medesimo. Insieme col patrimonio passò naturalmente nello Spedale maggiore di Lucca anche ciò che rimaneva di scritture della Commenda, le quali, già sperperate in gran parte, come già fu avvertito, formavano il numero di 71 fra filze e registri. Quando poi il 30 Luglio 1861, l'attuale amministrazione riunita degli Spedali ed Ospizi lucchesi consegnò le sue collezioni all'Archivio di Stato, ritenne provvisoriamente una buona parte anche dei libri della Commenda, per le ragioni già espresse in una nota alla pagina 92 di questo stesso volume. Nella seguente descrizione, il titolo dei volumi che nel momento in cui scriviamo sono tuttora presso l'amministrazione ospitaliera, saranno registrati in carattere corsivo e preceduti dalla lettera (S). |
1584 – 1631 1 Regola degl'Hospitalieri della Militia di
San Giovanni Battista Gierosolimitano.
In 4.° Dopo un foglio colla Tavola, segue il testo de' Capitoli
in 151 carte numerate. Scrittura del secolo XVII.
È la compilazione fatta in Malta, colla data finale del 23 Luglio
1584. Vi sono però postille marginali di riforme ed emende del 1603,
1631, ec.
1616 Maggio 2 - 1628.... 2 (Tit. est.) Commendatore Avogadro.
Investitura, Inventari, e Spese. 1616.
In fogl. Sole 12 carte scritte; l'altre bianche.
Contiene l'atto d'investitura del Cavaliere Girolamo Avogadro di Novara,
in data del 2 Maggio 1616, cui furono annessi gli inventari degli arredi
e mobili della chiesa e casa della Commenda. Seguono le note delle spese
fatte dallo stesso per lavori ed acquisti, fino al 1628.
1677 - 1690 3 (Tit. est.) Nota de Meglio.ti fatti dall'Ill.mo
Sig.e Com.re Fra Ottavio Tancredi nella Com.da de' SS. Gio. e Pietro di
Lucca, e di altre spese fatte in liti, et altro in ser.o dell'istessa Comenda.
In fogl. Sei sole carte scritte; il resto bianco.
Va dal 1677 al 1690. 1677 - 1678 4 (Tit. est.) Meglioramenti del Sig.re
Com. Tancredi. In 4.° picc. Scritte sole tre carte.
1762 - 1763 5 (Tit. est.) Copia di Processo mandato a Malta
il 6 Novembre 1762 della visita fatta a questa Commenda di Lucca, dall'Ill.mo
Signor Comm.e Fra Girolamo Antonio Albergotti, Commissario Visitatore per
li miglioramenti della Commenda suddetta.
In 4.° Cc. num. 25.
1742 6 Inventario di Mobili ec. attenenti all'Eredità
del q. Mag.co Pietro Paolo Olivieri.
In fogl. a forma di vacchetta.
1544 – 1803 7 – 11 (S) Contratti. 1650 - 1803.
Volumi 5.
Hanno le numerazioni corrispondenti all'ordinamento antico, come segue;
N.° 19 Contratti; an. 1650 - 1709.
N.° 26 Contratti; an. 1549 - 1684.
N.° 32 Contratti; an. 1544 - 1643.
N.° 33 Contratti; an. 1723 - 1767.
N.° 52 Contratti; an. 1776 - 1803.
1548 - 1785 12 – 25 (S) Terrilogio ... 1548 - 1785.
Volumi 14.
Hanno le seguenti antiche numerazioni;
N.° 3 Terrilogio del 1548.
N.° 5 Terrilogio del 1592.
N.° 6 Terrilogio del 1598.
N.° 7 Terrilogio del 1636.
N.° 8 Terrilogio del 1663.
N.° 9 Terrilogio del 1663.
N.° 10 Terrilogio del 1666.
N.° 25 Terrilogio del 1690.
N.° 29 Terrilogio del 1700.
N.° 30 Terrilogio del 1726.
N.° 32 Terrilogio del 1727.
N.° 53 Terrilogio del 1754.
N.° 61 Terrilogio del 1785.
N.° 34 A O. Bozze delle identificazioni di tutti i beni della Commenda
di Malta in Lucca. 1753.
1500 (?) 26 (S) Lib. B. n.° 2. Descrizione di beni
e entrate della Commenda, del 1500.
Un volume.
1574 – 1577 27 (S) D. n.° 4. Debitori e Renditori,
dal 1574 al 1577.
Un volume.
1563 - 1564 28 (Tit. est.) 1563. Libro delli Renditori
della Magione del Tempio di Lucha. N.° 11. M.
In fogl.
Nella seconda metà del cinquecento doveva essere in Lucca principale
fornitore de' libri bianchi da scrivere lo stampatore Vincenzo Busdrago,
e ciò si conosce moltissime volte dai fogli d'opere da lui stampate,
posti per riguardie. In questo sono de' fogli delle Novelle del Bandello,
edizione ora di gran rarità e d'altissimo prezzo.
La serie de' libri Renditori ha una lacuna di quasi un secolo.
1650 - 1793 29 – 47 (Tit. est.) Renditori (o Entrate o
Riscossioni). 1650 - 1793.
In fogl. Vol. 19.
Sono intitolati e segnati come segue; avvertendo che la prima numerazione
è quella attuale; l'altra quella antica.
N.° 29 N. n.° 12 Libro de' Renditori 1650.
N.° 30 O. n.° 13 Entrate della Magione 1654.
N.° 31 P. n.° 14 Entrate della Magione 1656.
N.° 32 G. n.° 15 Entrate della Magione 1664 - 1672.
N.° 33 R. n.° 16 Libro di Renditori 1672 - 1676.
N.° 34 V. n.° 20 Entrate 1676 - 1690.
N.° 35 A. G. n.° 28 Renditori 1690 - 1710.
N.° 36 A. I. n.° 29 Renditori 1710 - 1723.
N.° 37 A. P. n.° 35 Renditori 1723 - 1736.
N.° 38 A. G. n.° 36 Entrate 1751 - 1758.
N.° 39 n.° 39 Renditori 1759 - 1778.
N.° 40 n.° 46 Riscossioni 1773.
N.° 41 n.° 46 Riscossioni 1780.
N.° 42 n.° 47 Renditori 1780.
N.° 43 n.° 49 Riscossioni 1782.
N.° 44 n.° 50 Renditori 1782.
N.° 45 n.° 55 Renditori 1790.
N.° 46 n.° 57 Riscossioni 1793.
N.° 47 n.° 59 Renditori 1793.
1773 – 1790 48 – 52 (Tit. est.) Retenti. 1773 - 1790.
In fogl. Volumi cinque.
Attengono agli anni 1773, 1777, 1780, 1782, 1790.
Nel parlare amministrativo dei lucchesi, la parola retento significa
rendita o affitto non pagato dal livellare o affittuario, alla sua scadenza
annuale, specialmente del grano o di altre grascie.
1801 53 Libro de' Renditori. 1801.
In fogl.
1507 - 1765 54 – 70 (Tit. est.) Processi diversi.
In 4.° Filze 17.
Anticamente avevano le numerazioni 2 - 14, 23 - 26. Talune filze sono
composte di documenti relativi a certe speciali cause; altre sono miscellanee
e contengono scritture di più cause. Nell'Inventario d'uso si danno
le occorrenti indicazioni sugli anni e sul contenuto delle singole filze.
1758 - 1759 71 (S) Scritture attenenti alla Magione per
le Controversie sui beni in S. Bartolomeo in Silice, del 1758 e 1759; e
allivellazione di essi.
Una filza.
| (1) Si vegga il primo registro della Serie intitolata
Repubblica Lucchese (primo Governo Democratico), a carta 148.
(2) Lettera del Consiglio dei Seniori al Direttorio, del 21 Maggio 1799, nella serie anzidetta, filza n.° 11, fascicolo 2. (3) Due lettere del Governo Provvisorio al Generale Launay, ambedue in data del 4 Settembre 1800. Serie del Governo Provvisorio, n.° 8. (4) De' Tempieri in Lucca. Att. Acc. Luc. X. 193. De' Tempieri e del loro processo in Toscana. Id. XIII.395. (5) Serie delle Imposte diverse e straordinarie, n.° 1. (6) Ciò si ha dal Bini nel suo primo ragionamento, in Att. Acc. Luc. X. 212. (7) All'Offizio sopra la Giurisdizione, n.i 163-164. Inventario, 1. 370. |