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SEZIONE DI ARCHIVIO DI STATO DI PONTREMOLI
Cenni storici sulla cittą di Pontremoli
Le vicende storiche di Pontremoli furono, nel corso dei secoli,
assai travagliate.
Nella seconda metà del XIII secolo Pontremoli, dopo la
disfatta ghibellina operata da Carlo d'Angiò ai danni di Corradino di Svevia,
fu data in feudo ad Alberto e Giacomo Fieschi che, nel 1268, prestarono il giuramento
di fedeltà al nuovo signore.
A causa delle turbolenze politiche che si agitavano in quegli anni,
i Pontremolesi aderivano, a seconda delle circostanze, ora alla fazione guelfa, ora
alla ghibellina.
Per circa un ventennio Pontremoli si pose sotto la protezione di
Lucca, città eminentemente guelfa che promise ai Pontremolesi protezione per
le persone e per i beni.
Il dominio del Comune lucchese si interruppe nel 1312 anno della
venuta in Italia dell'imperatore Enrico VII di Lussemburgo che nominò come suo
vicario imperiale in Lunigiana il Cardinale Luca Fieschi.
Le lotte tra le fazioni avversarie non accennavano a placarsi fino a
quando nel 1320 Castruccio Castracani degli Antelminelli, capitano generale di Lucca,
dopo aver riportato vittorie su Genova e Firenze, penetrò con i suoi armati fino
a Pontremoli e, grazie ad un'abile politica, riuscì a ricreare una certa
unità al di sopra delle parti, a testimonianza della quale fu costruita la
fortezza di Cacciaguerra, ideata per tenere separati i Guelfi e i Ghibellini in caso
di ripresa delle ostilità tra le due parti.
Dopo la morte di Castruccio, Ludovico il Bavaro, priva il figlio di
questi, Enrico, del dominio di Pontremoli sospettandolo di infedeltà e nel 1329
riconosce a queste terra i privilegi già concessi ai Pontremolesi da Federico
II.
Nello stesso anno, di comune accordo, i Guelfi e i Ghibellini
cacciarono il vicario imperiale da Pontremoli e promisero la loro fedeltà al
comune di Parma, le cui sorti erano rette dalla potente famiglia dei Rossi.
L'unità fra Guelfi e Ghibellini fu di breve durata: nel 1331
la ripresa delle lotte intestine portò Pontremoli sotto il dominio dapprima di
Giovanni, re di Boemia, e in seguito di Mastino della Scala, signore di Verona; il
dominio scaligero rappresentò per Pontremoli uno dei periodi pił tristi della sua
storia.
Nel 1341 gli Scaligeri persero Pontremoli che fu assoggettata dai
Visconti: le sorti della città rimasero legate a quelle dello Stato di Milano
per circa tre secoli.
Il 1378 rappresentò per Pontremoli una data molto importante:
Gian Galeazzo Visconti, succeduto al padre Galeazzo, si dimostra un accorto amministratore
ed opera una saggia politica per restituire un assetto stabile al Comune, approva i
capitoli degli Statuti relativi al Collegio dei Notai e lascia a Pontremoli la
facoltà di reggersi in modo autonomo secondo le proprie istituzioni.
Alla morte di Gian Galeazzo, avvenuta nel 1402, riprendono le lotte
tra i Rossi e i Fieschi per il dominio sul Comune; questi ultimi ebbero la meglio e
imposero la loro signoria al territorio Lunigianese fino a quando Filippo Maria Visconti,
secondogenito di Gian Galeazzo, non riconquistò Pontremoli nel 1431 confermando i
privilegi concessi dal padre.
Al dominio dei Visconti su Pontremoli succedette quello degli Sforza
nelle figure di Francesco Sforza dapprima e in quella del figlio Galeazzo Maria poi,
al quale va riconosciuto un merito molto importante: il tentativo, purtroppo fallito,
di elevare Pontremoli al rango di città e di renderla sede vescovile.
Le vicende del Comune dopo la morte di Galeazzo Maria sono legate
all'alleanza tra Ludovico Sforza, detto il Moro, nuovo duca di Milano, ed il re francese
Carlo VIII.
Pontremoli risentì in modo drammatico del passaggio delle
truppe francesi e svizzere (Battaglia di Fornovo, 1495) che portarono violenze, morte
e distruzione; una perdita irreparabile fu quella degli archivi distrutti dalle fiamme
del rogo della città che durò cinque giorni.
Morto Carlo VIII sale al trono di Francia Luigi XII che, schierandosi
contro il Moro, lo priva nel 1500 di tutti i possedimenti dei duchi di Milano, compresa
Pontremoli che venne ceduta in feudo a Giovanni Galeazzo Pallavicino, Governatore
perpetuo del re di Francia.
Alla morte del Pallavicino, avvenuta nel 1520, il nuovo re francese
Francesco I dona Pontremoli al conte Pier Francesco Noceti il cui dominio durò
ben poco: il 24 febbraio 1525 la battaglia di Pavia decreta la vittoria sui francesi
dell'imperatore Carlo V d'Asburgo, che dal 1516 era anche re di Spagna; Milano e tutti
i possedimenti di quel ducato sono ora nelle mani dell'imperatore Asburgico.
Mappa relativa ai confini tra il territorio di Pontremoli e quello di Genova, con strada mulattiera per la Lombardia (primi anni sec. XVIII).
Pontremoli, dopo il ripristino nel capoluogo lombardo del dominio
Sforzesco, venne affidata prima a Sforzino Sforza e poi, in seguito a nuove lotte
intestine, a Sinibaldo Fieschi che, per ottenere il riconoscimento della sua signoria
su Pontremoli da parte degli Sforza, si trovò costretto ad un esborso di
dodicimila scudi.
Il dominio dei Fieschi durò fino al 1546 anno in cui don
Ferrante Gonzaga divenne governatore imperiale del ducato di Milano e prese diretto
possesso di tutti i territori dello Stato milanese, tra i quali Pontremoli, dove il
17 gennaio dello stesso anno fu inviato il nuovo Governatore ducale.
A Pontremoli fu concesso di mantenere in vigore gli Statuti e le
cose non cambiarono neanche con la successione al trono di Spagna di Filippo II, figlio
di Carlo V, al quale l'imperatore Asburgico aveva affidato la Spagna ed i territori
italiani.
Il governo rimase in mani spagnole sino al 1647 quando Filippo IV
autorizzò il nuovo governatore di Milano Don Bernardino Fernandez de Velasco e
Tovar a vendere Pontremoli a Genova.
Firenze, che aveva mire espansionistiche in Val di Magra non vide
di buon occhio questa vendita e, grazie agli ottimi rapporti intercorrenti tra la Spagna
e il Granducato di Toscana, riuscì ad intavolare nuove trattative che la portarono
nel 1650 all'acquisto di Pontremoli. Il 18 settembre 1650 ebbe inizio a Pontremoli il
Governo granducale.
I Pontremolesi non tardarono ad inoltrare al granduca Ferdinando II
una supplica per chiedere la conferma degli Statuti e il mantenimento degli antichi
privilegi, richiamandosi ai diplomi di Federico II e del Bavaro.
Il governo fiorentino non operò grandi modifiche all'interno
dell'apparato organizzativo della Comunità di Pontremoli, mantenendo limitate
le riforme fino al 1777 quando il granduca Pietro Leopoldo I con il motuproprio per
il nuovo ordinamento di Pontremoli operò una completa riorganizzazione
dell'impianto amministrativo-burocratico.
Sempre Pietro Leopoldo, nel 1778 elevò Pontremoli al rango di
città nobile "avendo riconosciuto che, per la sua popolazione, per la
estensione del suo territorio e per ogni altro riflesso, può servirsi di decorosa
sede vescovile, che ivi il primo rango civico è riservato per antica consuetudine,
alle sole famiglie più distinte, che molte di queste famiglie sono già da
tempo ammesse al godimento della nobiltà toscana e nobilmente imparentate con
famiglie toscane e forestiere e ne sono in ogni tempo sortiti abili soggetti a coprire
impieghi cospicui, tanto nel Granducato che in stati esteri. Per tali ragioni ed altre,
l'animo nostro moventi e perché gli onori servino, non meno di ricompensa che di
incitamento alla virtù, di nostro motuproprio, con certa scienza e con la pienezza
della nostra podestà, abbiamo dichiarato e dichiariamo Pontremoli città
nobile e tale vogliamo che da tutti sia riconosciuta" (Motuproprio, 1 agosto
1778, Elezione di Pontremoli in città nobile, in id. 3, Leggi Regolamenti Bandi
dal 1/1/1773 all'ottobre 1778, in Arch. Pretura Pontremoli).
Il Granducato di Toscana ne tenne il possesso, salvo il periodo
francese, fino al 1847.
Dal gennaio al marzo del 1848 Pontremoli passò poi sotto Parma
che, esclusa la parentesi toscana dall'aprile 1848 all'aprile 1849, ne resse le sorti
fino al maggio 1859.
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