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L'Archivio di Stato di Padova, istituito con d.m. 19 genn. 1948, ha ereditato il materiale documentario del locale museo civico. Materiale notevole se si considera che comprendeva non solo l'archivio storico del comune, ma anche gli atti delle magistrature governative che ressero Padova, sia nei quattro secoli (1405 - 1797) della sua soggezione alla repubblica di Venezia, sia nel periodo ottocentesco. Ne facevano inoltre parte l'ingente documentazione relativa agli archivi giudiziari ed agli estimi antichi, nonché i preziosi archivi di tutte le corporazioni religiose e laiche soppresse dalla repubblica veneta e dal governo napoleonico. Notevole era infine la quantità di materiale documentario donato o dato in deposito al museo da parte di enti privati o di illustri famiglie padovane.
Il riordinamento dei fondi, incominciato alla fine del secolo scorso e protrattosi per mezzo secolo, è stato il frutto della collaborazione di più persone. "Tanto era il disordine in cui quel materiale giaceva" che l'unico metodo di ordinamento allora possibile sembrò quello per materia. L'inventariazione avvenne pertanto sulla base non delle magistrature di provenienza ma della uniformità di contenuto della documentazione. I fondi come oggi costituiti - salvo pochi casi, come ad esempio l'Ufficio di sanità e gli Archivi giudiziari civili - non rappresentano dunque l'attività di una sola magistratura ma molto spesso di più magistrature tra loro collegate dalla identità della materia oggetto della loro competenza (es. Gravezze, Acque, Canapi e altri). Anche fondi apparentemente omogenei e completi, come quello dei Rettori, non contengono che una parte di tutta la documentazione prodotta da quella magistratura, trovandosi la restante sparsa in numerosi altri nuclei archivistici.
Diversa è invece la condizione dei fondi pervenuti all'Archivio dopo il 1948 (Prefettura, Questura, Comitato di liberazione nazionale e altri): si tratta infatti di fondi organici che rispecchiano, sia pure con qualche lacuna, l'attività degli uffici che li hanno prodotti.
Vi è infine un complesso di documenti relativi a magistrature giudiziarie del sec. XIX, di cui non è possibile indicare la quantità, a causa dello stato di completo disordine in cui sono stati a suo tempo versati.
La parte più antica dell'archivio comunale è andata perduta; in particolare a causa dell'incendio del 1420, che ha distrutto quasi completamente la cancelleria civica. Risulta infatti mancante la documentazione ufficiale relativa al periodo comunale e alla signoria dei Carraresi, che pertanto comincia in linea di massima con la soggezione del comune alla repubblica veneta.
Allorché nel 1405 avvenne la dedizione di Padova a Venezia, la città fu costituita in podesteria e la provincia fu a sua volta divisa in sette podesterie: Montagnana, Monselice, Cittadella, Piove di Sacco, Camposampiero, Castelbaldo, Este; e in sei vicarie: Conselve, Anguillara (Anguillara Veneta), Teolo, Arquà (Arquà Petrarca), Mirano e Oriago, che dipendevano da Padova. Anche al comune di Padova, com'era consuetudine del dominio veneto, venne concessa larga autonomia e la facoltà di amministrarsi secondo gli statuti e le consuetudini locali. Vennero così lasciati in vigore gli statuti del periodo carrarese, anche se furono apportate modifiche e aggiunte (codice veneto o riformato) e, accanto ai nuovi organi, continuarono a sussistere di massima le antiche magistrature civiche. Esse erano il Consiglio dei sedici (pezzi 17, 1594 - 1805), che aveva il compito di discutere le proposte prima che fossero portate innanzi al Consiglio maggiore (pezzi 53, 1430 - 1805), del quale eseguiva poi le deliberazioni. Quest'ultimo era costituito invece da un numero di cittadini che da cento arrivò in seguito a duecento e più e a cui poteva accedere solamente chi vantasse già il padre e l'avo consiglieri o chi provasse di essere in possesso di determinati requisiti. L'archivio delle Prove di nobiltà (pezzi 162, 1614 - 1856) integra pertanto quello precedente del quale costituisce una naturale appendice. Si tratta infatti delle prove che i cittadini padovani dovevano fornire al Consiglio dei sedici per poter ottenere l'aggregazione al Consiglio maggiore. Presiedevano assieme ai consigli a tutta l'amministrazione civica urbana i Deputati ad utilia (pezzi 193, 1419 - 1797), magistratura collettiva che fungeva anche da consigliere del podestà.
Uffici minori erano la Cassa della città (pezzi 288, 1443 - 1808), i cui funzionari erano addetti alla riscossione ed alla gestione delle pubbliche entrate cittadine; la Camera dei pegni (pezzi 81, 1420 - 1796) che conservava i beni pignorati per il recupero sia dei crediti pubblici che di quelli privati; l'Ufficio alle cause pie (pezzi 70, secc. XV - XIX) avente l'incarico di vigilare su tutto ciò che riguardava l'amministrazione delle chiese, monasteri e pii istituti della città e della provincia.
Magistrature comunali preposte all'amministrazione del Territorio padovano extra-urbano erano invece il Consiglio del territorio (pezzi 489, 1406 - 1802), la Cassa del territorio (pezzi 153, 1574 - 1806) e le Vicarie (pezzi 11, 1405 - 1796).
Magistrature periferiche del potere centrale veneziano erano: i Rettori (pezzi 800 ca., 1500 - 1798), patrizi veneziani che duravano in carica dai dodici ai sedici mesi; il podestà rappresentava l'autorità civile e giudiziaria, il capitanio quella militare e di polizia. Esercitavano il controllo su tutta l'amministrazione cittadina. La Camera e cancelleria fiscale (pezzi 254, 1423 - 1800) amministrava gli introiti derivanti dalla riscossione delle pubbliche gravezze. Per la cura delle casse e il governo della camera fiscale la repubblica inviava periodicamente a Padova due patrizi col titolo di camerari o camerlenghi; i diretti responsabili erano comunque i rettori che dovevano inviare periodicamente l'esatto conto dell'entrate e delle spese ai provveditori sopra camere di Venezia. La cancelleria era una sezione della camera fiscale alla quale erano deferiti alcuni processi di contrabbando. La Vicecollateria (pezzi 48, 1647 - 1797) era la cassa governativa sulla quale gravavano le spese militari, le spese giudiziarie e quelle per l'esecuzione dei lavori pubblici.
Cospicua è la documentazione relativa al gettito delle imposte stabilite dalla
repubblica di Venezia. Il comparto e la riscossione delle stesse sia della città che del
territorio (Gravezze, pezzi 1037, 1367 - 1806) erano
affidati interamente ad organi civici che si avvalevano dei tre corpi d'estimo (città,
territorio, clero) ai quali spettava la distribuzione e la esazione dei tributi sopra i
relativi estimati (Estimi, pezzi 2892, 1418 - 1805).
Compiti di controllo su tali attività avevano i deputati ad utilia; nel 1720, a causa
delle troppe insolvenze ed evasioni, fu deciso di istituire a supporto l'ufficio dei
presidenti all'esazione. Tale sistema fiscale durò fino alla riforma del 1789 con cui
Venezia stabilì che tutte le imposte venissero liquidate direttamente dal contribuente
presso la camera fiscale governativa. Completano la materia fiscale documenti relativi
all'imposta del Campatico (pezzi 286, 1682 - 1805),
alle Tanse (pezzi 32, secc. XVII - XVIII) e ai Dazi (pezzi 467, sec. XIV - 1806).

Notizie sui lavori pubblici edilizi e idraulici compiuti nel Padovano, nonché sull'edilizia privata sono contenute negli archivi Acque (pezzi 252, 1530 - 1808) e Strade, Piazze, Fabbriche ecc. (pezzi 135, secc. XV - XIX). Numerose sono le stime, le perizie ed i disegni relativi ai lavori.
La produzione e il commercio delle vettovaglie, in particolare delle biade e dei frumenti, erano regolati da norme particolari che ne vietavano il libero commercio oltre che da una serie di capillari controlli, effettuati dall'ufficio vettovaglie e dall'ufficio biade, atti ad accertarne la buona qualità ed il prezzo legale (Vettovaglie, Commerci e Agricoltura, pezzi 530, sec. XV - 1807). Nei riguardi della produzione e del commercio dei Canapi (pezzi 36, seconda metà sec. XVIII) il governo di Venezia dimostrò inoltre sempre la massima cura, dato che l'arsenale ne consumava gran copia.
Stabilmente costituito dal 1530, l'Ufficio di Sanità (pezzi 622, 1531 - 1810) aveva, a somiglianza delle altre città del dominio veneto, il compito di tutelare il proprio territorio dal pericolo dei contagi. Successivamente, finì per estendere la sua competenza a tutta la pubblica igiene, nonché al personale sanitario, ai medicinali e agli ospedali.
L'organizzazione militare veneziana in terra ferma si rispecchia nel fondo Milizie (pezzi 137, 1434 - 1798).
L'amministrazione della giustizia civile e penale faceva capo in linea di massima al podestà. Erano infatti di competenza del capitanio solamente alcune cause speciali. Il podestà poteva esercitare la materia civile direttamente con l'ausilio della sua corte (uffici superiori) oppure servendosi della magistratura locale , detta dei "giudici pedanei" (uffici inferiori). Gli atti di tali uffici sono a noi giunti così suddivisi:
Uffici superiori - Sigillo (pezzi 3647, 1361 - 1803); Vettovaglie e danni dati (pezzi 1340, 1351 - 1797); Aquila (pezzi 1420, 1361 - 1797).
Uffici inferiori - Orso (pezzi 1159, 1365 - 1797); Pavone (pezzi 239, 1368 - 1797); Porcello (pezzi 188, 1372 - 1797); Capricorno (pezzi 131, 1429 - 1797); Volpe (pezzi 361, 1369 - 1797); Dolce (pezzi 55, 1391 - 1797); Cammello (pezzi 431, 1364 - 1803); Stambecco (pezzi 3, 1477 - 1548); Lupo (pezzi 2, 1398 - 1620); Cavallo (pezzi 363, 1351 - 1803); Drago (pezzi 248, 1353 - 1797); Leopardo (pezzi 248, 1351 - 1797); Cervo (pezzi 117, 1352 - 1797); Bue (pezzi 80, 1395 - 1797); Grifo (pezzi 62, 1402 - 1797).
Completa i fondi precedenti il Foro civile (pezzi 451, 1211 - 1805) comprendente atti relativi ai rapporti tra le magistrature giudiziarie e quelle amministrative, nonché alle cause d'interesse pubblico e privato sostenute dalla città.
Per le cause criminali la magistratura competente era una sola, presieduta dal giudice al malefizio. A lui toccava istruire il processo anche se il potere decisionale spettava di norma al podestà e alla sua corte. Le cause che per legge non comportavano la procedura criminale ordinaria venivano invece definite dal podestà o dal giudice al malefizio con procedura sommaria. Pertanto gli incartamenti dell'Archivio giudiziario criminale (pezzi 493, 1502-1805), relativi ai singoli processi, e quelli del Foro criminale (pezzi 89, 1412-1804), con gli atti istruttori del giudice al malefizio, si integrano a vicenda. Importante in quest'ultimo è la serie delle "Raspe" (registri di sentenze criminali) relative al periodo 1579-1793.
L'amministrazione della giustizia civile e penale nel territorio si differenziava a seconda che si trattasse di podesterie maggiori, dotate di propria giurisdizione, o minori, dipendenti in tal caso dal foro di Padova.
Dopo la caduta della repubblica veneta, avvenuta nell'aprile 1797, e la breve parentesi del governo democratico francese, in seguito al trattato di Campoformio Padova venne a far parte dell'impero austriaco. Tale dominazione, che durò fino al 1806, portò al ripristino delle autorità politico-amministrative in vigore al 1 gennaio 1796 e precedentemente soppresse. Notizie per tale periodo sono pertanto da ricercare, oltre che in alcune magistrature istituite ad hoc (Deputazione del Consiglio generale, pezzi 145, 1797-1805; Intendenza di Finanza, pezzi 20, 1798-1825; Deputazione militare alle sussistenze, pezzi 34, 1798-1812 ecc.), in tutte le parti finali dei fondi archivistici dell'antico regime veneziano.
Dopo la formazione del Regno d'Italia e il conseguente passaggio del Veneto sotto la dominazione napoleonica, Padova venne a far parte nel 1807 del dipartimento del Brenta. Scarsa è la documentazione per tale periodo. I fondi più rilevanti sono la Direzione del demanio napoleonica, poi austriaca (pezzi 182, 1802-1843) e la Prefettura del dipartimento del Brenta (pezzi 55, 1806-1813).
Esigua è altresì la documentazione relativa all'epoca della restaurazione austriaca (1814-1866). La più importante è quella della Prefettura (Delegazione provinciale austriaca, pezzi 793, 1815-1866). Interessanti, anche se frammentarie, sono la Miscellanea civile (pezzi 231, secc. XVIII-XIX) e la Miscellanea militare (pezzi 168, 1798-1849) che forniscono preziose notizie sull'organizzazione civile e militare del padovano durante il Regno lombardo-veneto.
Dopo il 1866, in seguito all'annessione del Veneto al Regno d'Italia, sorgono uffici propri del nuovo stato unitario. Alcuni di questi devono ancora versare i loro atti all'Archivio di Stato per cui attualmente sono conservati solamente gli archivi della Prefettura italiana (pezzi 8770, 1866-1981), della Questura (pezzi 243, 1945-1958), del Distretto militare di Padova (pezzi 455, 1872-1907) e Rovigo (pezzi 519, 1851-1907) e dell'Ufficio leva di Padova (pezzi 5884, 1846-1911) e Rovigo (pezzi 2629, 1855-1911). Un'ingente Miscellanea giudiziaria (v. pag. ), trovasi purtroppo in stato di completo disordine e pertanto non consultabile.
Vi è infine una serie di fondi archivistici la cui documentazione è frutto di competenze o attività che trascendono ambiti cronologici strettamente definiti. Fra i principali si segnalano l'archivio del Comune di Padova (pezzi 7036, 1805-1884), gli Atti dei notai del distretto di Padova (pezzi 11840, 1303-1868), i Catasti di Padova e provincia (regg. 274 e mappe 8058, 1828-1889), gli Atti di stato civile (pezzi 1700, 1621-1930), le Fraglie di arti della città (pezzi 811, 1325-1831) e del Territorio (pezzi 7, 1691-1806). Ciascuno di questi risulta composto di più fondi archivistici.

Numerosi sono poi gli incartamenti che attestano l'amministrazione della beneficienza pubblica e privata attraverso i secoli: Istituto degli esposti (pezzi 992, 1385-1848), Orfanotrofio femminile di S. Maria delle Grazie (pezzi 253, 1381-1834), Scuola di S. Maria della Carità (pezzi 560, 1450-1806), Pio ospitale di S. Francesco, poi Ospitale civile (pezzi 1927, 1475-1892), Santo Monte di Pietà (pezzi 1148, 1491-1810). Nel 1807 fu attivata, con decreto napoleonico del 19 ottobre 1807, la Congregazione di Carità (pezzi 213, 1297-1847) avente il compito di dirigere e amministrare i vari Istituti di beneficienza e i loro beni.
Notevole per la quantità, nonché per la ricchezza e l'antichità delle notizie storiche è il complesso documentario delle corporazioni religiose soppresse dallo Stato. Esso si divide in due gruppi a seconda che la soppressione sia avvenuta ad opera della Repubblica veneta o del Governo napoleonico. Nel primo nucleo (Monasteri soppressi dalla Repubblica veneta, pezzi cart. 786, perg. 657, secc. XII-XVIII) sono da evidenziare i seguenti conventi cittadini e del territorio: Certosa di Padova, S. Giovanni di Verdara, S. Maria Maddalena, S. Daniele in Monte di Abano Terme, S. Maria di Lispida, S. Michele di Candiana. Il secondo nucleo (Monasteri soppressi da Napoleone, pezzi cart. 5198, perg. 9650, secc. XII-XIX) comprende alcuni fra i più antichi e importanti monasteri padovani: S. Stefano, SS. Agata e Cecilia, S. Agnese, S. Antonio, S. Mattia, S. Agostino, S. Benedetto vecchio e novello, Eremitani, S. Giustina, S.Francesco grande, S. Maria dei Servi, S. Sofia, S. Pellegrino, S. Pietro. Tra quelli del territorio emerge su tutti sotto ogni riguardo il monastero di S. Maria di Praglia.
Integrano tali archivi le raccolte pergamenacee (Corona, pezzi 7698, 1050-1829; Varie, pezzi 8601, 988-1403) artificiosamente formate nell'ottocento con pergamene da essi estratte.
Fondamentali per comprendere la vita socio-religiosa e devozionale del tempo sono altresì le Scuole religiose soppresse di Padova e del territorio (pezzi cart. 943, perg. 433, secc. XIV-XVIII).
Considerevole contributo alla conoscenza della società padovana portano infine gli archivi di famiglia e di enti particolari depositati o dati in dono. Tra quelli di famiglia e di persone i più rilevanti sono l'archivio Bolzetta (pezzi 129, 1400-1844), l'archivio Dolfin-Boldù (pezzi 340 ca., secc. XVI-XX), l'archivio Manzoni (pezzi 194, 1349-1814), l'archivio Negri (pezzi 207, 1403-1827), l'archivio Pivetta (pezzi 139, sec. XIX), l'archivio Zacco (pezzi 120, 1406-1844) e l'imponente archivio Selvatico (pezzi 1740, 1221-1872) all'interno del quale vi sono serie di atti relativi alle nobili famiglie Buzzaccarini, Candi, Frigimelica, Manfredi, Pimbiolo, Strà. Tra gli archivi di enti sono da segnalare il Teatro Verdi (pezzi 341, 1702-1934), il Teatro Concordi (pezzi 134, 1814-1892), l'Accademia Delia (pezzi 40, 1608-1801), la Società dei veterani del 1848-1849 (pezzi 198, 1848-1913), la Società del casino Pedrocchi (pezzi 52, 1855-1938).
Completano il quadro storico alcune raccolte e miscellanee tra le quali si ritiene di evidenziare Pergamene diverse (pezzi 3386, 1155-1819) e Disegni e mappe (pezzi 381, secc. XVI-XIX), la prima per la presenza di alcuni atti di particolare rilevanza storica, la seconda quale nucleo principale da cui è iniziato il censimento generale della cartografia storica.
SEZIONE DI ARCHIVIO DI STATO DI ESTE
La Sezione di Archivio di Stato di Este, istituita con d.m. 1 novembre 1965, è stata trasferita nel 1979 presso l'Archivio di Stato di Padova dove tuttora ha la sua sede.
Del periodo più antico, relativo al governo dei marchesi d'Este, nonché delle signorie scaligera e carrarese, non è conservata alcuna documentazione, essendo l'archivio della Magnifica comunità custodito presso il comune stesso.
Della successiva dominazione veneziana (1405-1797) si conservano invece gli atti emanati nell'ambito della giurisdizione civile e criminale del Podestà (pezzi 441, sec. XV-1817). Del periodo napoleonico, austriaco e italiano sono rimasti solamente gli archivi dell'Ufficio di conservazione delle ipoteche o Conservatoria delle ipoteche (pezzi 1370, 1806-1919) e della Pretura di Este (pezzi 1930, 1818-1925), nonché gli atti del Catasto di Este (regg. 470 e mappe 617, 1812-1935) e di Montagnana (regg. 506 e mappe 388, 1812-1935).
Essenziali, come sempre, per lo studio della società locale gli Atti dei notai di Este (pezzi 821, 1414-1846).