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Il decreto per l'istituzione di un archivio dello stato nella provincia di Udine viene firmato dal Ministro dell'Interno il 28 febbraio 1941. La legge del 22 dicembre 1939 n.2006, "Nuovo ordinamento degli Archivi del Regno" aveva previsto infatti che in ogni capoluogo provinciale sorgesse un istituto di conservazione delle scritture di pertinenza dello stato e del patrimonio documentale di rilevanza culturale.

La scelta di costruire una sede adatta allo scopo o di utilizzare un edificio già esistente dipendeva dall' accordo di collaborazione con la Provincia di Udine, ente territoriale chiamato a condividere il programma governativo.

Il governo tuttavia si muoveva in un contesto molto sfavorevole a qualsiasi realizzazione. La guerra in corso stava dirottando le risorse pubbliche verso necessità di altra natura sebbene con i primi bombardamenti aerei diventasse evidente l'urgenza di particolari strategie di protezione del patrimonio storico locale. Questa provincia di confine aveva già fatto esperienza di distruzioni e rovine. Da data immemorabile e fino alla prima guerra mondiale aveva visto minacciati e spesso intaccati i beni prodotti e raccolti per generazioni. Quadri, codici, antichi manoscritti, arredi sacri erano stati più volte asportati e più volte recuperati e alla lista degli oggetti di valore si aggiungevano gli oggetti e le parti di archivi perduti sia in tempo di pace che in tempo di guerra.

La neoistituita Sezione di Archivio, affidata ad un conservatore, operava quindi con consapevole valutazione del rischio e degli scarsi mezzi a disposizione. Priva di una sede, cercava di tutelare gli archivi privati e gli archivi pubblici della città e della provincia attraverso ricoveri di emergenza in sotterranei, magazzini, stabili ed edifici agricoli lontani dal centro urbano. Lo sforzo di concentrazione in luoghi sicuri, che finiva per garantire la incolumità a quanto di più prezioso ci fosse sul territorio, non riusciva comunque a preservare intatto il principale giacimento di memoria storica verso il quale già dalla fine dell'ottocento erano andate le attenzioni della cultura friulana.

Il 20 febbraio 1945 tre bombe cadevano sull'edificio dell'archivio notarile mettendo allo scoperto la parte antica di quel fondo.
Milioni di documenti tra le macerie, serie intatte e frammenti cartacei e pegamenacei da salvare. Non fu la sola perdita. Ci furono altre dispersioni e danni al patrimonio archivistico dei comuni e dei privati, ma complessivamente in Friuli il bilancio fu meno disastroso del previsto .

Alla fine del conflitto fu possibile ripartire da una base patrimoniale sicura e accertata. Tra il 1946 e il 1951 fu riavviata l'attività istituzionale con i censimenti dei fondi prodotti da uffici ed enti, i riordinamenti degli archivi conservati, la sorveglianza sull'attività di scarto e selezione. Nello stesso periodo vennero valutate circostanze, luoghi ed edifici che sembravano adattabili alla sede che oramai poteva essere aperta al pubblico in tempi brevi. Alla fine prevalse un'idea diversa: una nuova costruzione.

Nel 1955 l'edificio progettato dalla Provincia con l'apporto tecnico del direttore dell'archivio fu presentato alla città. Un archivio moderno, un modello per analoghe costruzioni vista l'applicazione delle più avanzate tecniche di conservazione e fruizione: così fu descritto e valutato nel congresso che lo inaugurò.

L'archivio oggi

Attualmente l'Archivio si trova inserito in una zona intensamente abitata dove si è concentrata l'edilizia per servizi scolastici.