Nel 1875 la sede si amplia con l’aggiunta del convento adiacente di S. Nicolò della lattuga (S. Nicoletto), estensione che giustifica il toponimo attuale di
a ovest dell’intero complesso.
Nella prima fase, che si realizza tra 1817 e 1822, la concentrazione riguarda le carte prodotte prevalentemente dagli organi istituzionali della
Repubblica di Venezia (caduta il 12 maggio 1797). Venivano qui fatti confluire i documenti che pochi anni prima, in età napoleonica, avevano abbandonato le loro sedi originarie (Palazzo Ducale e l’area marciana, gli uffici finanziari concentrati a Rialto, e altri nuclei minori) ed erano stati trasferiti in sedi distinte a seconda della loro rispettiva matrice: l’archivio “politico” nella ex Scuola grande di S. Teodoro; l’archivio “finanziario” a S. Provolo e l’archivio “giudiziario” nell’ex convento di S. Giovanni Laterano.
Sempre intorno a quei primi anni si aggiungono gli archivi delle
corporazioni religiose (monasteri e conventi) e
laicali (Arti, cioè corporazioni di mestiere, e Scuole, ossia confraternite) soppresse.
Successivamente, entreranno nei depositi dei Frari anche gli atti dei governi e degli uffici succedutisi nella città dopo la caduta della Repubblica:
- Municipalità provvisoria
(1797-1798); - la cosiddetta prima dominazione austriaca (1798-1806)
; - il Regno d’Italia napoleonico, o Regno Italico (1806-1814);
- la cosiddetta seconda dominazione austriaca (1814-1848);
- il Governo provvisorio (1848-1849);
- la cosiddetta terza dominazione austriaca (1849-1866);
- il Regno d’Italia, poi Repubblica italiana, a partire dall’unione del Veneto all’Italia nel 1866.
Da allora, gli uffici periferici dello Stato versano i loro atti all’Archivio di Stato; secondo le norme attuali, e compatibilmente con le situazioni esistenti, si può procedere al versamento quando sono passati almeno 40 anni dalla chiusura della pratica.
In epoche diverse sono confluiti, e vengono acquisiti inoltre:
- l’archivio notarile, che viene tuttora incrementato con i versamenti di atti dei notai trascorso un centennio dalla cessazione della loro attività.
- i documenti catastali: risalgono al secolo scorso i cosiddetti catasto napoleonico e catasto austriaco, per molte serie relativi all’intero territorio veneto (ad esclusione delle ‘mappe’ del catasto austriaco, che riguardano la sola provincia di Venezia); e il cosiddetto catasto austro-italiano (versato fino ad ora dall’Ufficio Tecnico Erariale) per la sola provincia di Venezia, che giunge fino al 1929.
- archivi privati (di persone o famiglie), miscellanee di diversa matrice, e altri ancora.