MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA' CULTURALI
ARCHIVI SISTEMA ARCHIVISTICO NAZIONALE
ARCHIVIO DI STATO DI VENEZIA

La sede dell'Istituto


L’Archivio di Stato viene istituito nel 1815, con il nome di Archivio generale veneto. Tra le diverse alternative che si proponevano, viene prescelta due anni più tardi la sede dei Frari, ex convento francescano dei Minori conventuali divenuto proprietà del demanio dal 1810.
Nel 1875 la sede si amplia con l’aggiunta del convento adiacente di S. Nicolò della lattuga (S. Nicoletto), estensione che giustifica il toponimo attuale di Calle drio l’archivio a ovest dell’intero complesso.
Nella prima fase, che si realizza tra 1817 e 1822, la concentrazione riguarda le carte prodotte prevalentemente dagli organi istituzionali della Repubblica di Venezia (caduta il 12 maggio 1797). Venivano qui fatti confluire i documenti che pochi anni prima, in età napoleonica, avevano abbandonato le loro sedi originarie (Palazzo Ducale e l’area marciana, gli uffici finanziari concentrati a Rialto, e altri nuclei minori) ed erano stati trasferiti in sedi distinte a seconda della loro rispettiva matrice: l’archivio “politico” nella ex Scuola grande di S. Teodoro; l’archivio “finanziario” a S. Provolo e l’archivio “giudiziario” nell’ex convento di S. Giovanni Laterano.
Sempre intorno a quei primi anni si aggiungono gli archivi delle corporazioni religiose (monasteri e conventi) e laicali (Arti, cioè corporazioni di mestiere, e Scuole, ossia confraternite) soppresse.
Successivamente, entreranno nei depositi dei Frari anche gli atti dei governi e degli uffici succedutisi nella città dopo la caduta della Repubblica:
  • Municipalità provvisoria
  • (1797-1798);
  • la cosiddetta prima dominazione austriaca (1798-1806)
  • ;
  • il Regno d’Italia napoleonico, o Regno Italico (1806-1814);
  • la cosiddetta seconda dominazione austriaca (1814-1848);
  • il Governo provvisorio (1848-1849);
  • la cosiddetta terza dominazione austriaca (1849-1866);
  • il Regno d’Italia, poi Repubblica italiana, a partire dall’unione del Veneto all’Italia nel 1866.
Da allora, gli uffici periferici dello Stato versano i loro atti all’Archivio di Stato; secondo le norme attuali, e compatibilmente con le situazioni esistenti, si può procedere al versamento quando sono passati almeno 40 anni dalla chiusura della pratica.

In epoche diverse sono confluiti, e vengono acquisiti inoltre:
  • l’archivio notarile, che viene tuttora incrementato con i versamenti di atti dei notai trascorso un centennio dalla cessazione della loro attività.
  • i documenti catastali: risalgono al secolo scorso i cosiddetti catasto napoleonico e catasto austriaco, per molte serie relativi all’intero territorio veneto (ad esclusione delle ‘mappe’ del catasto austriaco, che riguardano la sola provincia di Venezia); e il cosiddetto catasto austro-italiano (versato fino ad ora dall’Ufficio Tecnico Erariale) per la sola provincia di Venezia, che giunge fino al 1929.
  • archivi privati (di persone o famiglie), miscellanee di diversa matrice, e altri ancora.



Home Page Sito Archivi