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Cosenza, 13 maggio 2020 | #laculturanonsiferma - La Confraternita del SS. Salvatore o dei Maestri Sartori

Confraternita SS Salvatore Confraternita SS Salvatore

Negli ultimi mesi un forte  sentimento di solidarietà ha caratterizzato l’Italia. Dal nord al sud, senza eccezioni o differenze, l’Italia ha saputo mostrare il suo volto interiore, altrettanto bello, con una risposta concreta alla diffusione della pandemia fatta di semplici gesti e grandi impegni, dalla distribuzione di pasti caldi all’assistenza sanitaria, per superare le situazioni di difficoltà che l’emergenza ha generato ed accentuato. Medici, infermieri, volontari, associazioni, hanno dato il loro contributo ed  hanno dedicato il loro tempo ai malati e a tutti i contesti sociali di fragilità.

I periodi di carestie o di epidemie, da sempre, hanno dato impulso alla nascita di associazioni di volontariato.

Un modello di associazionismo laico con finalità religiose è riconosciuto nelle confraternite che si diffusero a partire dal medioevo, e a Cosenza conobbero una sorprendente espansione fra la seconda metà del XVI e i primi anni del XVII secolo[1]. Accanto alla motivazione di carattere religioso, spesso fortemente sentita dalla popolazione, si assistette ad un forte processo di inserimento nel tessuto cittadino, talvolta molto complesso, con la partecipazione degli associati alla gestione di opere e iniziative caritative spesso riconducibili a fini di carattere economico e sociale.

La storia della Confraternita del SS.mo Salvatore o dei Maestri Sartori è legata a quella del Convento di San Francesco di Paola, sede dell’Archivio di Stato.  I fedeli della Confraternita, per aggregarsi, incrementare il culto ed esercitare le opere di carità, avevano bisogno di edificare una cappella, pertanto, nel 1566, ottennero dai Padri francescani un terreno e un pezzo di muro adiacenti al chiostro del Convento [2] e stipularono una serie di accordi che prevedevano per i confratelli di pagare al Convento quindici ducati annui. I Padri si assumevano l’impegno di celebrare una messa al giorno in perpetuum con li ministeri cerei et vestimenti di detti confrati. Inoltre i Padri si riservano di costruire in futuro alcuno edificio sopra  la detta cappella costruenda come saria infermaria o altro (…).

Il 3 maggio 1568, i maestri sarti della Confraternita del SS.mo Salvatore, riuniti nella loro cappella in costruzione nei pressi del Convento francescano, stabilirono le regole da osservare fino a ultimazione dei lavori. Tra esse, l’obbligo di dare conforto ai fratelli ammalati, distribuire le elemosine a quelli poveri e versare contributi settimanali. Le somme sopravanzate dai versamenti erano destinate a persone bisognose o ad altre opere pie da realizzarsi nella città di Cosenza [3].

Il 30 giugno 1653 furono redatte con regio assenso le regole della Confraternita dell’Arte dei “Cositori” “per il buon governo ed esercizio della loro arte”. [4] Conservate tra gli atti del notaio Nicola Del Pezzo di Cosenza del 1798,  sono rilegate con coperta in pergamena miniata in cui il blu cobalto e l’oro su fondo chiaro, fanno da cornice ai simboli e figure rappresentativi della Confraternita e, in basso, allo stemma della città di Cosenza. Nei capitoli sono prescritte le riunioni annuali dei maestri sarti da tenersi il sei del mese di agosto, giorno della festa del SS.mo Salvatore e di Sant’Omobono, nella omonima Cappella adiacente alla Chiesa di San Francesco di Paola, per l’elezione degli amministratori, due consoli e quattro esperti nell’arte sartoria. I confratelli erano obbligati a versare periodicamente le elemosine per sovvenzionare i maestri poveri e alla morte di questi, provvedere alle esequie. Ogni maestro che avrebbe voluto aprire bottega nella città era obbligato a chiedere la licenza ai rappresentanti della categoria e a pagare alla cappella cinque libbre di cera bianca.

Il 14 marzo 1857 il Decreto di Ferdinando II accorda dalla Confraternita il permesso di poter aggiungere al titolo anche quello del SS. Sacramento [5] .

Le “sorelle” mogli dei sarti e le sartine vennero ammesse nel 1890, dal  “Collegio Sarto Cosentino” dell’Arciconfraternita del SS. Salvatore, per incrementare il fondo cassa, celebrare le festività nell’anno ed erigere la Cappella nel Camposanto; ma per  poter godere dei benefici della Congregazione, dovevano corrispondere il pagamento di quanto dovuto [6].

Dal 1978 in poi la Chiesa  è sede della Parrocchia greca di rito bizantino per gli italo-albanesi residenti a Cosenza e nella provincia e per i provenienti dai paesi arbëreshë che vivono nella Eparchia di Lungro.

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[1] Solo per citarne alcune: la Confraternita del SS.mo Crocifisso, di Santa Maria del suffragio e anime del Purgatorio, del SS.mo Rosario, di Santa Maria Assunta, detta dei mercanti  e molte altre ancora.

[2] Not. Giovanni Lorenzo Greco, n. 45, 1566, c. 542 v.

[3] Not. Giovanni Lorenzo Greco, n. 45, 1568, cc. 545 v. – 549 v.

[4] Not. Nicola Del Pezzo, n. 342, 1798, allegato tra le cc. 64 v-65 r.

[5] Consiglio generale degli ospizi. Opere Pie, Statuti, b. 2, fasc. 66.

[6] Prefettura, Opere pie, Arciconfraternita del SS.mo Salvatore, b. 146.

 

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