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Cosenza, 21 maggio 2020 | #laculturanonsiferma - Per la grazia ricevuta

"Voto solenne", ASCS, Notaio Giovanni Angelo Inserra, n. 185, 1658-1659, c. 6​ "Voto solenne", ASCS, Notaio Giovanni Angelo Inserra, n. 185, 1658-1659, c. 6​

La peste fu tra le grandi epidemie più temute della storia e la più devastante. Tra il 1656 e il 1658 il tremendo flagello, forse arrivato dal mare e da terre lontane su imbarcazioni mercantili, colpì il Regno di Napoli e non risparmiò la Calabria. Piccoli e grandi centri, già colpiti da terremoti e carestie, fecero i conti con la tremenda e contagiosissima malattia che in breve tempo causò sofferenza e morte e divenne la principale protagonista di paure collettive.

Per la “gratia ricevuta d’esser fatti esenti dal mal contagioso”, il 2 febbraio 1657 Giovanni Maria D’Adamo, sindaco e mastro giurato della bagliva di Carpanzano, compose con sonetti e ottave il Voto solenne in onore dell’Immacolata Concezione.

Nella preghiera alla Vergine Immacolata, oltre al ringraziamento per essere stati liberati dall’epidemia, affiora  la richiesta di protezione del territorio dalle guerre, carestie e terremoti e la difesa “d’ogni male, dal fier nemico dragone infernale, sotto il vostro refugio ricorremo”.

L’opuscolo, inserito in un protocollo notarile del 1659, è un esemplare stampato presso la tipografia di Giovanni Battista Russo in Cosenza.

 

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